La convivenza sociale è caratterizzata da interrelazioni che ci connettono sia avvicinandoci che allontanandoci. La comunicazione è uno strumento importante che favorisce il ‘metterci in contatto’. L’interazione, con le emozioni che si producono, favorisce un processo mentale che induce al chiederci “Cosa dirà la gente!”. La colorazione di questa domanda può assumere intensità differenti a seconda dello scambio che le parti vivono nel porsi in relazione
Le emozioni che fluiscono sono il frutto delle esperienze che viviamo, passando dalla gioia, alla paura, dall’imbarazzo alla vergogna, etc. Tale ‘essere connessi’ è possibile attraverso un progressivo processo di adattamento a regole morali e sociali. Sentire di essere parte del gruppo ovvero di appartenervi a pieno titolo è per ogni persona importante. Aver infranto le regole sociali significa rischiare di perdere appartenenza e ruolo con conseguenze talvolta disastrose.
GIOCHI PSICOLOGICI
L’adattarsi alle norme che il gruppo si è dato accade fin dal momento della nascita. Il gruppo sociale e il nucleo familiare sono particolarmente attivi nel rendere ciò possibile. Eventuali comportamenti distonici vengono ripresi ed indirizzati entro l’alveo attraverso le emozioni sociali. Vergogna, imbarazzo e senso di colpa sono emozioni sociali che inducono al riallineamento o all’allontanamento dal clan.
La vergogna è un indicatore della condizione delle relazioni personali in società. Il suo comparire è segnale che sussistono delle difficoltà nelle interazioni sociali. Infatti, la vergogna nei giochi psicologici evidenzia che la qualità delle relazioni si sono pesantemente compromesse. La difficoltà produce disagio e contrapposizioni distruttive. Ma andiamo per gradi.
VERGOGNA: ESPERIENZA EMOTIVA
La vergogna è un’emozione che insorge quando si è consapevoli che il proprio agire non è conforme alle aspettative altrui. Ad esempio, immaginiamoci una giovane adolescente che vuole uscire di casa con un abbigliamento che il genitore non apprezza. Sta per varcare la porta e si sente dire “Cosa dirà la gente se tu esci di casa così conciata?”
Da un lato, c’è il genitore, che vuole che la figlia si comporti in modo consono alle sue aspettative. Magari il desiderio di fondo è che la figlia sia accettata ed apprezzata dalla cerchia di riferimento, ma il suo timore è che ciò non accada. Il suo tentativo di conformarla è palese e lo strumento è quello di un gioco psicologico denominato “Chissà cosa dirà la gente!”.(per approfondimenti)
Dall’altro lato, c’è la ragazza che, come tutti gli adolescenti, vuole farsi notare ed essere al centro dell’attenzione. L’abbigliamento scelto è simile a quello di altre coetanee, quindi si sente ok. Ma la frase del padre quando è ormai sulla porta pronta ad uscire la lascia disorientata. Forse questa frase la blocca e si cambia o forse, aggrottando le sopracciglia, con fare di sfida esce ugualmente. Ma nulla emotivamente è come prima, c’è qualcosa che si ‘muove’ interiormente facendole sentire vergogna.
INTENTO DI INFLUENZARE
Tra i giochi psicologici “Chissà cosa dirà la gente” ha l’intento di produrre uno scambio comunicativo, in questo caso distorto, che induce emozioni spiacevoli. Se la modalità è ripetitiva e frequente promuove un’azione inconsapevole in chi la subisce. Infatti, attivando le funzioni psichiche, si stimolano degli specifici apprendimenti sia a livello intrapsichico (interiore) che interpsichico (con gli altri). Acquisizioni che consapevolizzano in termini negativi e che abbassano l’autostima.(per approfondimenti)
La finalità è di intimorire minacciando il giudizio (della gente) rispetto ad una certa azione. L’etimologia di vergogna è ‘temere’: ciò che questo padre cerca di produrre nella figlia è il ‘timore’ del giudizio. Magari rincarando la dose con il senso di colpa per garantirsi l’adozione del comportamento desiderato. Lo scopo è influenzare il pensiero e condizionare i suoi comportamenti. La leva attraverso cui ottenere il risultato è la vergogna che sappiamo essere un’emozione sociale.
TRIBUNALE GIUDICANTE
In “Cosa dirà la gente” è già insita la presenza di un tribunale giudicante: la gente. Un grado di giudizio che presuppone una sanzione e una condanna che indirettamente colpisce la malcapitata. Non si colpisce direttamente la persona che sta facendo qualcosa di non accettato socialmente. Ma inducendola a sentire che il Giudice, a seguito di un processo oggettivo, decreta una sentenza definitiva e senza appello.
La giovane è diventata così oggetto di valutazione da parte di una entità indistinta ovvero la gente. Ove la gente appare come un qualcosa di indiscusso e indiscutibile, un qualcosa di oggettivo essendo esterno. Purtroppo, chi usa questa modalità sta perseguendo uno scopo proprio in termini relazionali. L’induzione alla vergogna palesa il progetto di porre la controparte in una condizione di inferiorità psicologica.
INFERIORIZZAZIONE
“Chissà cosa dirà la gente” è il tentativo di mettere in difficoltà, di creare dubbi, timori e paure. Allo scopo di modificare un comportamento ritenuto disdicevole agli occhi della gente. Attivando, in contemporanea, un sentire di inadeguatezza, mancanza e disvalore che pone chi lo riceve in difficoltà. La gente è ‘un insieme di soggetti’ che hanno il potere di influenzare attraverso il giudizio. Un giudizio che può avere i connotati di ‘essere senza appello’ e implacabile.
SCOPO ULTIMO
Alla base di questo gioco relazionale c’è lo scopo di esercitare una qualche forma di controllo sull’altro. Affinché ci si adegui in modo ‘automatico e spontaneo’ agli standard di chi ha attivato tale modalità di pseudo-test psicologico. È una richiesta di ‘conformarsi’ che passando per l’inferiorizzazione modella. E la vergogna è un valido strumento essendo un’emozione di conformità e sociale.
Chi subisce questo meccanismo può oscillare dall’adattamento totale alla ribellione con tutte le possibili sfumature tra i due poli. Si può passare dall’irritazione, rabbia e odio al timore, paura, depressione e passività. In sintesi, si mette in crisi la persona in quanto tale, facendola sentire inferiore ed inadeguata. Quando incappiamo nei giochi psicologici tra cui “Cosa dirà la gente!” facciamo attenzione.
