Il dubbio amletico che porta la Persona Altamente Sensibile ad oscillare tra il si ed il no, lo rende come il giovane innamorato che petalo dopo petalo interroga la margherita per sapere se il suo amore è contraccambiato. Per chi è Altamente Sensibile l’autostima è un vero e proprio cruccio. L’aver accettato di ‘negare’ le proprie caratteristiche, se da un lato, ha garantito l’essere amati e protetti, dall’altro, ha minato profondamente la propria autostima.
Se consideriamo la parola autostima si rileva che è composta da ‘auto’ che significa ‘da me’ e da ‘stima’ che significa attribuire un valore. In sostanza, l’autostima è il valore che io attribuisco a me. Ma io come mi vedo? Qual è la rappresentazione mentale che ho di me?
E’ nel cercare di rispondere a questi apparenti semplici domande che cominciano le note dolenti! Per nessuno è semplice avere una visione consapevole di sé. Non tutti gli aspetti del carattere sono accessibili al campo di coscienza. Non sempre vi è la consapevolezza di come le varie funzioni psichiche si muovono in noi e non sempre si è ‘padroni in casa propria’.
Se si vuole essere sinceri, una parte delle persone, consapevolmente o no, modella la propria personalità tenendo ANCHE conto degli altri. Ogni persona avverte di dover soddisfare dei bisogni come l’essere amati, accuditi, visti e riconosciuti come parte del gruppo. Queste necessità diventano degli indicatori di direzione, poiché è stando nella relazione che è possibile trovare quella felicità tanto ricercata. Pertanto, è in base alle valutazioni che vengono formulate e al modo in cui sono accettate che si crea la ‘rappresentazione di ciò che si è’, sentendosi più o meno bene con se stessi.
Perché per una Persona Altamente Sensibile è così importante parlare di autostima? Per un essere umano che nasce con un patrimonio genetico tale da renderlo Altamente Sensibile, il bivio dinnanzi a cui si trova è rifiutarsi o accettarsi.
Nel primo caso, significa negare la propria capacità percettiva, l’essere empatico, affettivo o intuitivo. La prima conseguenza è il rifiuto della funzione senso-motoria. Ma è attraverso i sensi che raccogliamo quegli elementi che servono per conoscere e vivere la realtà circostante. Ciò è riferito al poter vedere un paesaggio incantevole, gustare del buon cibo o udire una musica che mette di buon umore. Allontanandosi dal proprio corpo come fonte di contatto con il mondo, si apre la porta ad altro. Infatti, dopo tale ‘esternalizzazione da sé‘ ci sarà quella rispetto alla propria capacità cognitiva e, poi, anche dalla propria scala di valori.
Nel secondo caso, si procede in senso inverso: avvicinandosi alle proprie percezioni, al proprio corpo e ri-conoscendo i propri limiti. Possibilità questa che permette di con-vivere con l’empatia, l’affettività e l’efficienza mentale in pienezza. Procedere all’integrazione progressiva di parti occultate, comporta il riprendere confidenza con la propria Essenza. Acconsentire di conoscersi, conduce all’acquisizione di padronanza di sé. Il cessare di vedere solo i propri lati bui, favorendo l’emersione di propri talenti agevola un circuito di pensiero positivo.
In sintesi, sviluppare una sana autostima permette di avere fiducia in se stessi. Accettare la propria storia, riconciliarsi con le proprie potenzialità e le proprie debolezze. In altre parole, perdonare e perdonarsi sviluppando il coraggio di scoprire il proprio sé unico e viverlo anche davanti agli altri.
